Economia Lavoro 

Bonjour e Buffa, undici famiglie col fiato sospeso: chiesto un piano per salvare il lavoro al Campasso

Dopo l’incontro in Comune con l’assessore Emilio Robotti, la Federazione lavoratori agroindustria Cgil rilancia l’allarme sulla crisi di Bonjour e delle ex dipendenti Buffa: serve subito un percorso di ricollocazione nel settore per evitare che si perdano posti di lavoro e competenze storiche

Undici persone, undici famiglie e un pezzo di storia produttiva del territorio che rischia di sparire nel silenzio. È questo il cuore dell’allarme lanciato dalla Federazione lavoratori agroindustria Cgil di Genova dopo l’incontro che si è svolto ieri in Comune con l’assessore Emilio Robotti, convocato per affrontare la crisi che coinvolge Bonjour di Campasso e le ex lavoratrici della cioccolateria Buffa.

Sul tavolo c’è una situazione che il sindacato considera sempre più urgente: da una parte i sei licenziati dello stabilimento del Campasso, dall’altra le cinque ex lavoratrici Buffa che, dopo il passaggio a Bonjour, non sono state ricollocate. Per il sindacato non basta ragionare sul destino del marchio o sull’eventuale interesse industriale attorno all’azienda: il punto centrale resta la salvaguardia dell’occupazione e la necessità di trovare una strada concreta che impedisca la dispersione di professionalità costruite negli anni.

A ribadirlo è Laura Tosetti, segretaria generale della Federazione lavoratori agroindustria Cgil di Genova e coordinatrice regionale, che chiede alle istituzioni un cambio di passo. L’idea è quella di aprire un percorso che non si fermi a registrare la crisi, ma coinvolga direttamente anche altre realtà imprenditoriali dello stesso comparto, nella prospettiva di assorbire i lavoratori rimasti fuori. Secondo il sindacato, infatti, non si può accettare che il territorio perda marchi storici e che Sampierdarena si impoverisca ancora, sia dal punto di vista economico sia su quello sociale.

La richiesta rivolta a Comune e Regione è quindi quella di farsi promotori di un tavolo tecnico capace di contattare aziende affini e verificare possibili sbocchi occupazionali. L’obiettivo, spiega il sindacato, deve essere quello di evitare che chi oggi è stato espulso dal ciclo produttivo venga lasciato solo, provando invece a costruire una ricollocazione all’interno di imprese solide dello stesso settore.

Dietro la vertenza non c’è soltanto il destino di alcuni posti di lavoro, ma anche quello di competenze considerate preziose e legate a marchi che hanno avuto un peso importante nella storia produttiva genovese. Per questo la Federazione lavoratori agroindustria Cgil insiste sulla necessità di trasformare una crisi che rischia di diventare l’ennesima ferita aperta in una possibile occasione di rilancio, soprattutto per un quartiere come Sampierdarena che continua a pagare un prezzo alto sul fronte occupazionale.


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